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Sono qui
presentati alcuni piatti tipici della cucina abruzzese. Il menù
semplice, piuttosto rustico, è realizzabile in poco tempo. Quello
"ricco" richiede un po' più di pazienza ma il risultato sarà così
soddisfacente da farvi presto dimenticare il sacrificio...:-) Non poteva
mancare un piatto tipico a base di pesce come il "brodetto" e
neppure il famoso "Parrozzo", dolce il cui nome significa
letteralmente "pane rozzo" e che tanto entusiasmò
Gabriele D'Annunzio.
PENNE (O SPAGHETTI) PROSCIUTTO E RICOTTA
INGREDIENTI per 5
persone:
· gr. 700 di
spaghetti o penne
· gr. 70 di
ricotta
· gr. 150 di
prosciutto crudo a dadini (oppure fette a pezzi)
· sale e pepe
Far cuocere
gli spaghetti in acqua bollente e salata. Nel frattempo, prendere la
ricotta, aggiungervi qualche cucchiaio di acqua bollente della pasta e
lavorarla bene con un cucchiaio di legno fino ad ottenere una densa
crema. Scolare gli spaghetti (o le penne) al dente, rimetterli in
pentola assieme alla crema di ricotta e cuocere per tre o quattro minuti
a fuoco lento mescolando in continuazione e aggiungendo il prosciutto e
una spolverata di pepe.
ARROSTICINI
INGREDIENTI per 5
persone:
· gr. 700 di
castrato (compreso il grasso)
· sale
· olio
Tagliare la
carne di castrato a piccoli pezzi (1 cm. X 1 cm. circa) da infilare in
spiedini di legno. Salarla e farla arrostire alla brace, girandola di
tanto in tanto e cospargendola di olio con un mazzetto di rosmarino.
Servire con fette di pane e olio.
PECORARA
INGREDIENTI per 5
persone:
· Per
la pasta:
· gr. 600 di
farina
· 4 uova
· 1 bicchiere
d'acqua
· sale
· Per
la salsa:
· 1 cipolla
· 1 bicchiere
d'olio d'oliva
· gr. 40 di
guanciale di maiale
· gr. 50 di
funghi porcini
· gr. 100 di
polpa di manzo a dadini
· 1/2 bottiglia
di salsa di pomodoro
· gr. 50 di
burro
· basilico,
pepe, sale
· gr. 30 di
melanzane
· gr. 30 di
peperoni
· gr. 30 di
zucchine
· gr. 50 di
ricotta cruda
Impastare
farina e uova in modo da formare una pasta all'uovo non troppo dura e
lavorarla per due ore. Tirare la pasta a cordoncino di circa 5 mm. di
diametro e formare degli anelli di circa 8 cm. di circonferenza. Far
rosolare nell'olio d'oliva la carne, la cipolla tritata, il guanciale e,
dopo qualche minuto, i funghi; lasciar soffriggere ancora per due o tre
minuti, aggiungere la salsa di pomodoro, far cuocere ancora per un
quarto d'ora, unire basilico e togliere dal fuoco. Lessare gli anelli di
pasta in acqua bollente salata per circa 5 minuti, scolarli bene,
versarli in una padella con il burro e farli saltare per due minuti, poi
aggiungere la salsa e lasciarli ancora in padella per qualche minuto.
Versare la pasta in una pirofila calda e cospargerla con i peperoni, le
melanzane e le zucchine fritte, e aggiungere la ricotta cruda.
AGNELLO "CACIO E UOVA"
Tagliare a
pezzetti un cosciotto d'agnello molto tenero. Farlo rosolare in una
padella di ferro o, meglio ancora, in un tegame di coccio, con olio e
cipolla affettata finemente. Quando la carne prende colore spruzzarla
con il vino bianco e portarla a cottura completa. Sbattere uova e
pecorino grattuggiato, unirvi la mollica di pane sbriciolata, salare e
pepare. Versare il composto sull'agnello e lasciare sul fuoco, coperto,
fino alla cottura delle uova.
IL PARROZZO
INGREDIENTI
· gr. 200 di
zucchero
· gr. 150 di
cioccolato fondente
· gr. 3 di burro
· gr. 150 di
semolino
· 6 uova
· buccia
grattuggiata di un limone
· gr. 200 di
mandorle dolci
· 7-8 mandorle
amare
Tritare le
mandorle e aggiungere il semolino e il limone grattugiato. Mescolare il
tutto. Montare i bianchi delle uova a neve con una punta di sale e
aggiungere i bianchi montati, assieme ai rossi delle uova e allo
zucchero, al preparato iniziale di mandorle e semolino. Rivestire di
carta stagnola uno stampo a forma di cupola, e versarvi il composto.
Mettere in forno per 3/4 d'ora a 180-200 gradi. Dopo la cottura mettere
il parrozzo su un foglio di carta assorbente. Preferibilmente il giorno
dopo, sciogliere il cioccolato a bagnomaria con la punta di burro, e
spalmarlo prima sulla base del dolce e poi una volta solidificatosi il
cioccolato alla base, sulla parte superiore. Lasciar solidificare il
tutto.
LA
PANONTELLA

(di Gerardo Rosci)
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Te lla da fà
da ti, non va ordinata;
te llo pò
dice uno che l’apprèzza,
se no, t’ariva
già ‘na cria magnata;
bene che va,
te ne retruvi mezza.
Se te lla
fao, chi te lla sta facenno,
tant’e j’addore
e tanto è saporita
che mentre
ntegne già ve moccechenno
e prima che
fenisce è già fenita.
Tu fàttella
da soio, damme retta,
se proprio
vó provà soddisfazione
de
magnàttella, fetta doppo fetta,
pe fa’
merenna o pe fa’ collazione.
Dice: “ma
c’è bisogno d’esse cóco
pe sapè fa’
na bona panontella?”
Macché, t’abbasta
pane, unto e fóco;
è na
pietanza ricca e poverella.
E’ povera
pe’ comm’è preparata,
ma è ricca
de sapore e nutrimento.
Sia
beneditto quio che l’ha nventata,
ci ssa daria
da fa’ ‘no monumento
Povero è
pure chi non pò provalla
pe colpa de
sta dieta benedetta.
I, de ‘sta ‘ntigni
e magna calla calla
ci lla donco
lostesso la ricetta:
S’ha da sta
ascisi co na seggia bassa
denanzi a
‘no cammino co la rascia.
Prima de
tutto piglia dalla massa
du scoppole
che ognuna recombascia.
Pó ‘na
sasiccia, se ci sta, o ‘na lésca
de panunto
oppure de guanciale
oppure,
ancora méglio, de ventresca,
róbba
sincera, ‘nsomma, de maiale.
Denanzi o
fóco, sopr‘ jo pavimento,
mitti ‘no
beglio fogl’ ‘e cartapaglia
pe
appoggiacci ‘sto pane e condimento,
proprio
comme se fosse ‘na tovaglia.
Sbrascia ‘na
cria ma non fa fà lo fume
e appoggiaci
le mmólle o ‘no trappète.
Piglia ‘no
sticco e nfila ‘sto salume;
(so’ secoli
che st’atto se repete).
Jo pórco
sopra ‘o fóco frigge e cóla
ma quela
grazi’ ‘e Dio non va sprecata
se spreme
tra du scoppole, e la gola
te dice:
”forza, dà ‘na moccecata!”
Mocceca,
ntigni e mocceca, ‘a sto punto
è bell’e
fatta e tu, sempre più jutto
pigli jo
sticco, sfili lo panunto,
lo mitti tra
lo pane e magni tutto.
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Devi
fartela tu, non va ordinata
te lo può
dire uno che l’apprezza,
altrimenti ti arriva un po’ mangiata;
bene che
va te ne ritrovi mezza.
Se te la
fanno, chi la sta facendo,
tanto è
l’odore e tanto è saporita
che
mentre intinge viene già mordendo,
e prima
che finisca è già finita.
Tu
fattela da solo, dammi retta,
se
proprio vuoi provar soddisfazione
di
mangiartela fetta dopo fetta
per far
merenda o per far colazione.
Dice: ”ma
c’è bisogno d’esser cuoco
per fare
una buona panontella?”
Ma ché,
ti basta pane, unto e fuoco;
è una
pietanza ricca e poverella.
E’ povera
per com’ è preparata
ma è
ricca di sapore e nutrimento.
Benedetto
colui che l’ha inventata,
bisognerebbe fargli un monumento.
Povero è
pure chi non può mangiarla
per colpa
della dieta benedetta.
Di questa
“intingi e mangia”, per provarla,
io gliela
do lo stesso la ricetta.
Devi
sederti in una sedia bassa
davanti
ad un camino con la brace.
Prima di
tutto prendi dalla madia
due
fettone di pane belle uguali.
Poi una
salsiccia, se ce l’hai, o una fetta
di carne
grassa oppure di guanciale
oppure,
ancora meglio, di pancetta,
roba
sincera, insomma, di maiale.
Davanti
al fuoco, sopra il pavimento
metti un
bel foglio tipo cartapaglia
per
appoggiarci il pane e il condimento,
proprio
come se fosse una tovaglia.
Fai un
po’ di brace senza fare fumi
e
appoggiavi le molle od un treppiede.
Prendi
uno spiedo e infilavi i salumi
(da
secoli quest’atto si ripete).
Il porco
sopra il fuoco frigge e cola
ma questo
ben di Dio non va mai perso,
si spreme
tra due fette e la tua gola
ti dice
intanto: “ forza, dai un bel morso”.
Mordi poi
intingi e mordi, a questo punto
è bell’ e
fatta e tu, sempre più ghiotto,
prendi lo
spiedo, sfili via quell’unto,
lo metti
in mezzo al pane e mangi tutto.
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Lumache
al sugo
Ingredienti:
1,5 kg di
lumache di vigna (cornetane e bracone), sale, aceto, olio,
aglio, 3-4 acciughe, pomodoro, pepe, menta dei campi (mentuccia),
peperoncino.
Preparazione:
Tenete in riposo e coperte per due giorni le
lumache in un grande
recipiente, per esempio un cesto di vimini, in cui possa, anche se
coperto, circolare liberamente l'aria, e mettete nel recipiente pezzi di
mollica di pane bagnata nell'acqua e spremuta e qualche foglia di vite.
Dopo i due giorni versate le lumache in un grande catino, contenente
acqua con un pugno di sale e un bicchiere d'aceto, e con le mani
mescolatele, sotto questo lavaggio esse caveranno abbondantissima
schiuma. Lavatele a lungo, rinnovando un paio di volte l'acqua con
l'aceto e il sale, fino a che constaterete che non emettono più schiuma.
Risciacquatele allora in acqua fredda, che cambierete più volte, e poi
mettete le lumache così nettate in una con acqua fredda. Ponete la
pentola su fuoco debole. Man mano che l'acqua intiepidisce le lumache
incominceranno a metter fuori la testa dal loro guscio. E' questo il
momento di intensificare il fuoco affinché le bestiole possano cuocere
senza rientrare nel guscio.
Raggiunta l'ebollizione, lasciate bollire le
lumache per una decina di minuti, poi prendetele su con una grossa
cucchiaia bucata e passatele nuovamente in una catinella con acqua
fredda, per l'ultimo lavaggio. Mettete in un largo tegame dell'olio e
qualche spicchio d'aglio, e quando l'aglio avrà soffritto, toglietelo
via, aggiungendo le acciughe lavate, spinate e fatte in pezzetti. Appena
le acciughe saranno sfatte, mettete nel tegame abbondante pomodoro
spellato, privato dei semi e fatto in pezzi. Quando la salsa avrà preso
un bel colore, conditela con sale, abbondante pepe e un pizzico di
foglie di mentuccia dei campi. Generalmente si usa rendere più piccante
la salsa aggiungendo anche il peperoncino.
Mettete nel tegame le lumache e lasciatele insaporire su fuoco moderato
per una buona mezz'ora.
I LUMACARI
di Gerardo Rosci
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Qui Toto rigira, travasa e ripassa lumache raccolte con Peppe
Canassa,ma più le rivolta e più le rilava più sale copiosa la
viscida bava. |
Le
girano ancora con grande fracasso qui, credo, sian giunti al
terzo ripasso. Esperti di manzo, castrato e salame, chissà se
sapranno stufarle al tegame?
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Infine è sparito quel lurido muco; osservo, rifletto e quindi deduco
e tiro le somme, ma il conto non torna:son mille lumache,
duemila le corna. |
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Son corna, però, da leccarsi le dita, non quelle dei tori di qualche
corrida. Seppure ti sporchi di sugo le mani, t’inebria un sapore
di tempi lontani.
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Purtroppo, però, non le mangiano tutti; se mal cucinate procurano
rutti....; ma cotte con menta e con peperoncino,ti fanno
affogare in un sugo divino.
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